16 dicembre 2006


 A CURA DELLA REDAZIONE DI CARIBE WEEK END (www.caribeweekend.com)

FANIA ALL STARS Note di copertina del disco:
"The Myth Fania - Su autentica historia musical" Envidia records
"La migliore banda del mondo e la maggiore influenza contemporanea nella musica latina" Così si considerava nel 1973 l'orchesta Fania con la quale inizia il boom della Salsa.
Per comprendere la ripercussione della Fania bisogna tornare alle origini della Salsa nei barrios latini di New York dove i giovani, esposti alla cultura popolare internazionale e bombardati dalla pubblicità nordamericana cominciarono ad utilizzare la Salsa come la unica manifestazione capace di cantare la loro vita quotidiana. Si tratta, infatti, di musica di barrio marginale: la musica già non è più in funzione dei lussuosi saloni da ballo, ma in funzione dei crocevia del Barrio e della loro miseria. La musica non pretendeva di arrivare al grande pubblico, il suo unico mondo era il barrio, scenario nel quale viene concepita, alimentata e sviluppata la Salsa,ed è così che si concepì la Fania. Nel 1964 quando Johnny Pacheco era intento al passaggio dalla vecchia charanga al conjunto di Son, l'artista dominicano si lanciò contemporaneamente anche nella creazione di una sua casa discografica per produrre e commercializzare i suoi dischi. Il primo disco di Johnny Pacheco y su nuevo tumbao fu prodotto dalla nascente casa disgografica Fania. La compagnia la fondò l'artista dominicano con l'appoggio dell'avvocato ebreo Jerry Masucci, un nordamericano che, secondo i racconti, era un fans della musica caraibica. Agli inizi la situazione fu dura poichè le case discografiche Tico ed Alegre erano fortissime sul mercato e, contemporaneamente, si affacciava come concorrente temibile la sezione latina della United Artists. Commentano i testimoni dell'epoca che lo stesso Pacheco, utilizzando la sua automobile come furgoncino di dischi, si dedicava a visitare personalmente i possibili rivenditori: la casa discografica era un'impresa domestica. Due anni più tardi, quando la musica di Pacheco aveva realizzato i primi profitti della Fania, i due soci si decisero a chiamare altri artisti. Chiamarono Larry Harlow e Bobby Valentin, due personaggi che in poco tempo divennero delle stars della Salsa e non solo della Fania. Poi venne chiamato Ismael Miranda come cantante dell'orchestra di Harlow, un adolescente proveniente dal barrio newyorchino Hell's Kitchen (la cucina del diavolo). La sua faccia da ragazzo ed un peculiare modo di cantare farcito di modi di dire caratteristici dei barrios marginali contribuirono alla popolarità di Harlow e, conseguentemente, alle vendite di Pacheco. L'incorporazione di Ray Barretto si era poi tramutata in una buona iniezione di ossigeno. Nel 1967 la compagnia discografica Fania, mise sotto contratto un trombonista di 15 anni che con il tempo sarebbe diventato uno dei personaggi più importanti della Salsa: Willie Colon, originario del South Bronx. Colon assieme ad Hector Perez, un giovane originario di Ponce, formarono un'orchestra che, a detta di coloro che vissero quell'epoca, fu una delle peggiori orchestre mai esistite di musica latina. Perez, seguendo il suggerimento degli impresari, decise di adottare il cognome artistico di Lavoe e così, con Colon, registrò il suo primo disco, che nonostante la pessima qualità musicale, fu un successo. Nella decade del 70 l’espressione musicale nata a New York raggiungeva la sua maturità con suoni e caratteristiche precise ed in un ambiente nel quale i musicisti iniziarono a riunirsi spontaneamente utilizzando il Son come una piattaforma aperta e straordinaria per la descarga. Si adottò così la Jam session latina e con essa vennero le famose descargas de Las Estrellas Tico, Alegre, Cesta e successivamente quella importantissima della Fania.
In tutte queste formazioni i musicisti erano quasi sempre gli stessi. L'idea era di riunirli tutti in un locale, abitualmente erano i clubs del Greenwich Village, per registrare lì stesso tutta la musica che veniva suonata durante la notte. Il risultato furono quelle Descargas: taglienti, disordinate ma in definitiva irriverenti.
La Fania, seguendo la tappa segnata con Harlow, Colon e Valentin decise di far firmare quasi tutte le bands sconosciute di New York. In questo modo, continuando sull'onda delle Descargas jazzistiche la Fania creò la sua All Stars, nonostante, a dire il vero, nella prima riunione ebbe il suo impulso da musicisti non contrattati dalla Fania. Ad ogni modo la compagnia discografica era presente sul mercato. Prima che terminasse la decade del 70, nonostante le possibilità di Alegre e Tico, la Fania era l'unica discografica capace di vantare un catalogo salsero e, questa differenza, alla fine degli anni 70, fu decisiva: la Fania sarà identificata come la discografica salsera per eccellenza e la responsabile del boom e del successivo periodo di “disgrazia” della Salsa. Il giorno 26 agosto 1971 fu una data storica: per la seconda volta si riunirono le stelle della Fania nel salone di ballo del Cheetah, situato nella cinquantaduesima strada, ed un gruppo di cineasti filmò tutto il concerto da ballo. Da questa sessione sorsero due documenti preziosissimi: i 4 dischi che pubblicò la Fania; "Fania All Stars" e "Live at Cheetah" entrambi doppi, e, non meno importante l'altro doppio "Our Latin Thing" (Cosa nostra latina) assieme all'omonimo documentario girato da Leon Gast che di fatto diedero impulso alla Salsa. La notte del Cheetah le stelle della Fania misero su un orchestra che potrebbe essere indicata come riassunto e definizione della struttura basica della maggior parte delle bands che sorsero nell'euforia della nuova espressione musicale. Alla direzione dell'orchestra era Johnny Pacheco, che aveva già pubblicato dodici dischi con la Fania records. Al suo lato Ray Barretto ne aveva pubblicati sette e, la terza stella che la Fania aveva strappato al monopolio Tico-Alegre, Ricardo Ray, il virtuoso pianista portoricano, era presente, accompagnato dal suo stellare cantante Bobby Cruz. Ad essi la casa discografica affiancava Larry Harlow e Willie Colon, due dei suoi artisti di maggior successo. A questo gruppo vennero incorporati anche due leader di orchestre portoricane, i veterani Bobby Valentin e Roberto Roena. In questo modo la All Stars Fania si formava partendo dalla fusione di sette orchestre con i loro leader e cantanti a cui vennero aggiunti alcuni veterani dell'ambiente newyorchino. L'intenzione, intelligentemente concepita dalla casa discografica Fania, non fu altra che promuovere ulteriormente i suoi campioni di vendite attraverso un disco di Descargas commerciali. Questa sessione del 1971 si diede il lusso di combinare la Salsa con la Descarga e viceversa. Da lì nasce la qualità di questi quattro dischi che furono registrati tutti nella stessa notte. Il momento d'oro della Salsa si produsse quando la Fania, per l'unica volta nella sua storia, riuscì a combinare una musica spontanea, libera ed accessibile che non sacrificava la qualità alle vendite. Oltre agli eccellenti musicisti, una buona parte del successo fu raggiunto grazie alla popolarità dei cantanti. La Fania utilizzò sette cantanti, Ismael Miranda ed Hector Lavoe, i più giovani, già godevano di fama per la loro identificazione con il sonido newyorchino. C'erano anche Pete "El Conde" Rodriguez ed Adalberto Santiago che rappresentavano uno stile più cubano. Il quinto cantante fu Bobby Cruz, il compagno di sempre di Ricardo Ray, e gli ultimi due cantanti erano Monguito e Justo Betancourt che, a quel tempo, non appartenevano a nessuna banda. Da ultimo, nell'estate del 1971, si aggiunse ai cantanti della Fania, Cheo Feliciano, l'unico cantante considerato all'epoca un autentico idolo.Nell'autunno del 1973 venne annunciato il più grande concerto della storia della Salsa a New York: la presentazione della Fania All Stars nel Yankee Stadium. Il pubblico conservava ancora il ricordo del Cheetah e ci si aspettava che la Fania marcasse un'altra tappa storica. Come complemento era stata annunciata la presenza del Gran Combo di Portorico, la Tipica 73, e Mongo Santamaria... Per l'occasione Jerry Masucci aveva richiamato Leon Gast con l'idea di fare un altro documentario, più ambizioso del primo. La nuova pellicola si chiamò "Salsa" e annunciò la nascita del boom industriale. Gli impresari della Fania si videro obbligati a cambiare radicalmente l'immagine della Salsa con l'obiettivo di penetrare nel pubblico nordamericano e così trasformarsi in una moda per la massa. A questo fine si sarebbe dovuto fare un documentario che presentasse la Salsa come figlia della cultura Pop, suscettibile di essere gustata dalla maggioranza del mercato e non solo dalla minoranza latina. Questa fu la caratteristica fondamentale del boom della Salsa, un boom che, in effetti, incrementò il mercato e le vendite ma che, nello stesso tempo, ne cancellò i pregi. Dall'anno 1972 (quando furono pubblicati i dischi del Cheetah) la Fania non aveva pubblicato nessuna nuova produzione. Jerry Masucci chiamò allora tutti i suoi musicisti in sala d'incisione per registrare il disco "Latin, Soul, Rock" che uscì nel 1974 e con il quale inizia la nuova onda musicale nella quale pretendeva lanciarsi la compagnia discografica. Il disco che salvò fu "El raton", un vecchio brano che aveva composto ed inciso Cheo Feliciano nei giorni della sua permanenza nel sestetto di Joe Cuba e che era stato arrangiato per la Fania in un concerto nel Coliseo Roberto Clemente di Portorico. "El raton" fu il primo grande successo del boom della Salsa di cui beneficiò la Fania. Agli inizi del 1975 la Fania All Stars pubblicò due dischi dal titolo "Live at Yankee stadium" che raggruppavano il materiale di diversi concerti. Questi due dischi marcarono il ritorno alla vera Salsa, nonostante la qualità fosse inferiore a quella mostrata nei dischi del Cheetah. La vera particolarità di questi dischi, l'elemento fondamentale che determinò le vendite e la popolarità, fu la presenza di Celia Cruz. Gli arrangiamenti di Bobby Valentin di alcuni brani permisero la consacrazione definitiva di Celia. A partire dal 1975 Celia Cruz divenne il principale sostegno della casa discografica che, rivolgendosi a lei per le sue vendite più pretenziose, cercava di garantirsi la sussistenza nei momenti difficili del mercato. Nel 1976, dopo una tournèe negli Stati Uniti, Portorico, Panamà, Venezuela, l'orchestra pubblica quello che sarà l'ultimo disco di Salsa "Tributo a Tito Rodriguez", cercando di coniugare il vecchio stile del cantante portoricano all'euforia della Fania. Il progetto, tuttavia, si rivelò sempliciotto e andò incontro al fallimento.Nel 1976 la Fania aveva sottoscritto un contratto con la CBS (Columbia records) attraverso il quale questa impresa avrebbe prodotto e distribuito a livello internazionale i dischi latini della Fania. La manovra finale avrebbe permesso di invadere il mercato nordamericano e, di conseguenza, quello europeo. Si decise così di cambiare completamente le sonorità e si ritornò alla tappa di "Latin, Soul, Rock" nonostante la musica prodotta perse valore,nel diventare sempre più nordamericana e sempre meno latina.
Il primo disco prodotto con la CBS fu "Delicate and jumpy", un disco poverissimo, carente del benchè minimo interesse per entrambi le fasce di pubblico (nordamericana e latina) che ne decretarono il fallimento. Gli impresari della Fania continuarono a pubblicare musica da supermercato, contribuendo con insistenza e disperazione a negare la vera essenza della musica caraibica. Nel 1977 si pubblicò il secondo disco per la CBS "Rhythm machine". Pur sulla stessa linea del precedente, il disco presentava un brano di autentica Salsa che, nelle intenzioni degli impresari, avrebbe potuto evitare un altro fallimento. A questo scopo venne chiamato Ruben Blades che offrì un suo brano che possiamo considerare come una referenza imprenscindibile. Il brano in questione era "Juan Pachanga" e le virtù del suo successo sono da cercare tanto nel suo arrangiamento che nel suo testo.Nel 1978 la Fania continuò a produrre dischi assieme alla CBS. Il terzo della serie insistette nella stessa linea dei precedenti e la povertà musicale e la mediocrità tornarono a proporsi come elemento dominante della produzione. Il disco fu battezzato "Spanish fever". Nonostante l'inserzione di un numero maggiore di brani salseri si preferì sposare la tendenza della nuova moda Discomusic dando vita ad un prodotto insulso ed ignorato. La decadenza era ormai evidente. L'intento di aprirsi ad altri mercati fallì sonoramente. A nulla valsero le fastuose tournèe che organizzò Masucci insieme a Ralph Mercado (promotore e rappresentante di quasi tutte le orchestre contrattualizzate), con le quali si condusse la Fania fino ai luoghi remoti ed inverosimili come l'Africa ed il Giappone.Dal film "Salsa" fino a queste produzioni finali della Fania All Stars si può tracciare un ciclo, si può chiudere il cerchio che si produsse dal boom della Salsa e nel quale si sviluppò la vera Salsa, buona o cattiva, che sia, ma autentica. La Salsa che oggi continua ad essere presente in qualsiasi angolo del pianeta, suonando ininterrottamente nelle radio e nei saloni da ballo.

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icon date 14:18:51 | icon author Dario Aspesani
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