1 dicembre 2006

              A CURA DELLA REDAZIONE DI CARIBE WEEK END (www.caribeweekend.com)

Si parte dalla Catalogna, si segue il litorale francese attraversando villaggi di pescatori, comunità agricole e terre selvagge, dove cavalli bianchi corrono liberi per la brughiera e dove si allevano tori neri da combattimento.
Siamo vicini alle antiche città di Perpignan, Montpelier e Arles.
Quest’area fertile che si affaccia sul mediterraneo, sulla quale si sono svolte tante battaglie attraverso i millenni, sede di acquedotti e anfiteatri romani, che ha ospitato personaggi del calibro di Cezanne, Van Gogh e Gauguin e a lungo rinomata per i vini pregiati e la barbarie delle sue genti è oggi celebrata come la patria dei Gipsy Kings.
I Gipsy Kings sono estremamente famosi e grandi in Brasile, molto popolari in persia, onorati ad Alamo in Texas e celebrati in Cina. Tutto questo successo è stato realizzato senza l’aiuto di video trasmessi su MTV, reality show, fidanzate famose e cattivo comportamento. Un pubblico internazionale conquistato solamente dalla musica, che ha accolto favorevolmente lo spirito dei suoi creatori. Questo non è un successo ordinario. I Gipsy Kings sono straordinari musicisti, suonare la chitarra e cantare è quello che hanno fatto da sempre i loro padri, i loro nonni e gli antenati. La musica dei Gipsy Kings è comunione, sono artisti radicati nel passato, ma proiettati nel futuro.

Il gruppo si forma ad Arles, villaggio nel sud della Francia, negli anni '70, dall’unione di due gruppi di fratelli: Nicolas, Canut, Paul, Patchai e Andre Reyes, figli della leggenda del flamenco Jose Reyes, accolgono nei Los Reyes i loro cugini Tonino, Diego, Paco, Jacques e Maurice Baliardos, a loro volta nipoti del chitarrista Manitas de Plata. L'intento è quello di suonare a matrimoni, feste, oppure semplicemente per la strada: questa vita da zingari porta al nuovo nome Gipsy Kings.

José Reyes, cantante insieme al chitarrista Manitas De Plata, ha fatto molto per diffondere il Flamenco internazionalmente, John Steinbeck, Charlie Chaplin, Pablo Picasso, Miles Davis e Salvador Dali erano fra gli ammiratori del gruppo. La Morte di José a devastato i suoi figli, ma ha condotto ad un incontro casuale con i Baliardos al pellegrinaggio Gitano di St, Marie de la Mer. In quella calda notte, si sono passati le chitarre, hanno condiviso le canzoni e il vino e la storia ha preso il via.

Inizialmente i Reyes e i Baliardos hanno lavorato per le strade di Cannes, suonavano ai matrimoni e alle feste, erano dei giovani musicisti che fondevano il Flamenco con la musica pop anglosassone e i ritmi latini. Quando un ammiratore americano disse che il nome della loro band “Los Reyes”, in inglese significava “The Kings” , “I Re”, essi capirono che erano nati per essere i Gipsy Kings, “I Re Gitani”.

Entrati nel giro dei locali di St. Tropez come attrazione folkloristica, vengono notati nel 1986 dal produttore Claude Martinez, che li spinge a combinare il loro flamenco con elementi di musica pop, e ritmi di rumba sud americana, creando La Rumba Gitana. Nel 1987, l'enorme successo nazionale dei singoli "Djobi Djoba" e "Bamboleo" pubblicati da un'etichetta indipendente, gli dà ragione. Il gruppo firma un contratto con la Sony, incide il suo album di debutto omonimo, e ripete il successo anche nel resto d'Europa, persino nella inconquistabile Inghilterra. Nel 1989 diventano popolari anche in America, dove restano stabilmente in classifica per 40 settimane con il loro album di debutto omonimo “Gipsy Kings”, diventando dico d’oro, una cosa molto rara per canzoni con testi non in Inglese.
Nel gennaio 1989 i Gipsy Kings declinarono cortesemente l’invito a suonare al gala di inaugurazione della presidenza di George Bush alla Casa Bianca perché volevano stare un po’ con le loro famiglie. L’aprile successivo si esibirono alla Royal Albert Hall. Alla principessa Diana non fu concesso di assistere al concerto, ma molte superstar accorsero, George Michael non fece segreto dalla sua passione per il gruppo, Elton John prenotò due file intere, Joan Baez li invitò in studio per re-incidere una delle sue canzoni e anche Eric Clapton, impressionato dalla bravura di Tonino Baliardo, si recò nel back-stage per complimentarsi personalmente.
I Gipsy Kings con la tipica audacia di chi non ha mai dovuto imparare, mescolano stili e generi con grande gioia. Oltre alle influenze arabe e latino-americane, sono stati aggiunti alla miscela del sound della band anche un po’ di Rock e un po’ di Rai. I fondamentalisti del flamenco protestano, i guru dello show business ridacchiano e si girano dall’altra parte, poteva essere una storia dal respiro corto, se la gente non avesse chiesto a questi gitani di ascoltare quello che avevano da dire. Con la loro formula, che poggia sulla brillante chitarra di Tonino Baliardo e sulla inconfondibile voce di Nicolas Reyes, i Gipsy Kings rivestono del proprio stile persino canzoni conosciutissime come “Hotel California” e “Nel blu dipinto di blu”, facendole sembrare ballate tradizionali della regione Sevigliana, tutto molto commerciale, ma in qualche modo anche affascinante e genuinamente “popolare”.
“Mosaique”, il secondo album dei Gipsy Kings, conferma il loro acuto senso della melodia. E’ diventato disco d’oro nel giorno della sua uscita nel Regno Unito , a dimostrazione che l’entusiasmo intorno a questo gruppo non era un fuoco di paglia. Nonostante un membro del gruppo se ne fosse andato loro continuarono a marciare a pieno regime. Si susseguono “Este mundo” nel 1991, un album dal vivo nel 1992, “Love & Liberté” nel 1993 e nel 1994 “Greatest Hits” che vende più di 3 milioni di copie. Una recensione sul New York Post di “Greatest Hits” descrive così il grande appeal che la band ha : “il magnetismo dei Gipsy Kings trascende le barriere etniche, con un seguito ispano/anglo/nero unito dal desiderio di ballare. E’ musica emozionale che trasmette rabbia, disperazione e gioia pura con la stessa intensità.”
Nel 1995 i Gipsy Kings con l’album “Estrella” hanno voluto tornare alle proprie radici artistiche e culturali, facendo un tributo al popolo gitano anche attraverso un documentario, “Tierra Gitana”, che è stato trasmesso negli USA e in Europa. Oggi i Gipsy Kings vivono con le loro famiglie nel sud della Francia, la vita è cambiata per loro, non si spostano più per strada per seguire le vie dei raccolti quando ci sono periodi duri, e non viaggiano più in carovana, ma nel cuore rimangono “Gipsies”, discendenti fieri di una stirpe che ha sedotto il mondo con la musica e il ballo. Il 22 Settembre 2006, è uscito il nuovo album, si intitola “Pasajero”, ed è stato prodotto da Philippe Eidel. Il gruppo ritorna con questa prova a quel sound acustico che accompagnava i raduni gitani nel sud della Francia, attraverso ritmi gitani che si alternano al fascino della rumba e a momenti in stile dance.
Il singolo "La Vida de Gipsy" è una riflessione su cosa significhi essere un gitano del ventunesimo secolo.

Categorie: Musica latina , Letteratura
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icon date 12:33:00 | icon author Dario Aspesani
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